Confagricoltura Pavia richiama l’attenzione su una fase ancora molto critica per il comparto lattiero-caseario. Beretta: «Per un problema complesso non esistono soluzioni semplici. Nulla di buono può nascere da un mercato distorto».
Il mercato del latte resta in una fase di forte instabilità. Dopo il brusco calo dei prezzi registrato nei mesi scorsi, il comparto continua a muoversi dentro uno scenario difficile da interpretare, in cui alle dinamiche internazionali si sommano problemi strutturali della filiera e meccanismi contrattuali che rischiano di scaricare sulle stalle una parte crescente del rischio d’impresa.
Il nodo più critico resta quello del cosiddetto “doppio prezzo”: una quota di latte viene pagata a un valore più alto, legato ai volumi storici o a condizioni considerate “protette”, mentre il latte eccedente viene remunerato a prezzi molto più bassi, spesso vicini alle quotazioni del latte spot.
«Per un problema complesso non esistono soluzioni semplici», osserva Carlo Pietro Beretta, presidente della Sezione lattiero-casearia di Confagricoltura Pavia. «La situazione non si è molto modificata perché c’è un effetto distorsivo importante dato dal doppio prezzo sul latte. Rispetto a condizioni di mercato stabile, oggi abbiamo latte protetto pagato caro e latte in tempesta. Chi ha in carico latte caro tende poi ad approvvigionarsi sul resto del mercato a prezzi bassi. In questo modo viene calmierato verso il basso anche il prezzo del latte non protetto».
Secondo Beretta, proprio la durata di questo meccanismo rappresenta oggi uno degli elementi più preoccupanti. «Il doppio prezzo va avanti da mesi e questo porterà distorsioni anche sul mercato dei trasformati. Nulla ci si può attendere di buono da un mercato distorto. Alla fine saremo tutti vittime di questa situazione».
Il quadro è reso ancora più incerto dall’arrivo del caldo, che potrebbe ridurre le produzioni, ma non consente previsioni lineari. Il mercato potrebbe rimbalzare, oppure restare su valori bassi. «Siamo come una nave in burrasca», sintetizza Beretta. «Potrebbe arrivare la bonaccia oppure continuare la tempesta».
A complicare ulteriormente lo scenario è il riposizionamento dei consumi e della distribuzione. La crescita dei formaggi duri non Dop, venduti a prezzi più bassi rispetto ai prodotti a denominazione, segnala una pressione competitiva sempre più forte. Si tratta di prodotti che possono beneficiare di costi di approvvigionamento inferiori e che intercettano una domanda orientata al risparmio, sia nella grande distribuzione sia nel fuori casa.
Per Confagricoltura Pavia questo passaggio riguarda direttamente anche il valore del latte destinato alle produzioni di qualità. Le Dop restano un patrimonio essenziale per la filiera, ma non possono essere lasciate sole a reggere l’intero equilibrio del comparto. Se il mercato si sposta progressivamente verso prodotti generici, meno vincolati ai disciplinari e più aggressivi sul prezzo, il rischio è una compressione del valore lungo tutta la catena.
Il mercato del latte, inoltre, non può più essere letto solo in chiave nazionale. «Oggi il mercato è globale», ricorda Beretta. «Pensare che si possa chiuderlo all’Italia è un’utopia. Le polveri di latte che viaggiano sulle navi influenzano il prezzo. La polvere di latte viene utilizzata molto in Cina, dove la catena del freddo non è sviluppata come la nostra. Se il mercato cinese modifica i propri acquisti, tutto il mercato mondiale ne risente».
Accanto alle dinamiche internazionali resta però un tema tutto interno alla filiera: la trasparenza dei rapporti contrattuali. Secondo Beretta, in alcuni casi si sarebbero create società veicolo attraverso cui far transitare il latte prima della vendita ai grandi gruppi, con l’effetto di ridurre il prezzo riconosciuto agli allevatori e spostare altrove il rischio legato a possibili contestazioni per pratiche sleali.
«Le distorsioni di mercato hanno raggiunto livelli perversi», afferma Beretta. «Alcuni gruppi, per tutelarsi, hanno creato società veicolo da cui oggi l’allevatore deve passare per vendere il latte. Queste società poi lo rivendono ai gruppi. Le stalle vengono pagate meno e chi compra scarica il rischio su soggetti che spesso sono scatole vuote».
Per le aziende zootecniche pavesi il punto è chiaro: servono regole più trasparenti, contratti con criteri di pagamento definiti, range chiari e meccanismi che non trasformino il cosiddetto “latte extra” nello strumento con cui comprimere i prezzi alla stalla.
La priorità, per Confagricoltura Pavia, è riportare equilibrio nella filiera e restituire centralità agli allevatori, che continuano a sostenere costi elevati e investimenti importanti in qualità, benessere animale, sostenibilità e sicurezza alimentare. Senza redditività alla stalla, anche il valore delle produzioni trasformate rischia di indebolirsi.
«Il doppio prezzo ha creato un grande problema», conclude Beretta. «Non possiamo aspettarci nulla di buono da un mercato distorto. Serve un confronto serio, perché il rischio è che a pagare siano prima le stalle e poi l’intera filiera».
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