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RISO, CAMBIANO LE SUPERFICI MA LA VERA EMERGENZA RESTA LA SICCITÀ: PRODUZIONI GIÀ A RISCHIO NEL PAVESE

Scritto da

Confagricoltura

Pubblicato il

24/07/2026

Le prime stime sulle superfici coltivate a riso nel 2026, diffuse dall'Ente Nazionale Risi sulla base delle denunce raccolte al 21 luglio, fotografano una campagna caratterizzata da profondi cambiamenti nella scelta delle varietà, a fronte di una superficie complessiva sostanzialmente stabile.

Le superfici investite a riso sono infatti stimate in 233.500 ettari, in lieve calo rispetto ai 234.732 ettari del 2025 (-0,5%). Il dato complessivo, però, nasconde un'importante redistribuzione tra i diversi gruppi varietali.

L'incremento più evidente riguarda i risi tondi, che crescono del 36,5%, trainati soprattutto dall'aumento degli "Altri Tondi", mentre si registra una forte contrazione dei risi medi (-47,5%), con riduzioni particolarmente significative per le varietà del gruppo Roma-Baldo (-40,1%) e per il Vialone Nano (-39,9%). Crescono invece alcune delle varietà simbolo del mercato interno, come Carnaroli (+18,1%) e Arborio (+14,8%), mentre diminuiscono le superfici dedicate alle varietà indica e ai Lunghi B.

Una fotografia che racconta l'evoluzione delle strategie produttive delle aziende, sempre più orientate verso varietà in grado di rispondere alle richieste del mercato.

Per Confagricoltura Pavia, tuttavia, il tema delle superfici rischia oggi di passare in secondo piano rispetto all'emergenza climatica che sta interessando il territorio.

«I primi dati diffusi dall'Ente Nazionale Risi evidenziano una sostanziale stabilità delle superfici complessive, ma con variazioni molto marcate tra i diversi gruppi varietali. Colpisce in particolare l'aumento sproporzionato dei risi tondi, mentre registriamo un forte ridimensionamento del gruppo Roma-Baldo e, più in generale, delle varietà medie. Crescono invece alcune varietà destinate prevalentemente al mercato interno, come Carnaroli e Arborio, mentre diminuiscono le varietà indica», osserva Luigi Bianchi, vicepresidente di Confagricoltura Pavia.

«In questo momento, tuttavia, la preoccupazione principale non riguarda soltanto gli equilibri varietali e di mercato, ma la possibilità stessa di portare a termine regolarmente la stagione. Nel Pavese e in Lomellina la siccità ha già provocato danni conclamati e alcune produzioni sono a rischio. La strada verso il raccolto è ancora lunga e molto dipenderà dall'evoluzione delle condizioni climatiche nelle prossime settimane.»

Secondo Bianchi, sarà proprio l'andamento climatico delle prossime settimane a determinare l'effettivo bilancio della campagna risicola 2026.

«È possibile che, al termine della campagna, la riduzione delle produzioni contribuisca a riequilibrare domanda e offerta. Sarebbe però un equilibrio raggiunto a caro prezzo, attraverso perdite produttive e ulteriori difficoltà economiche per le aziende agricole.»

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