La crisi idrica che sta colpendo la Lomellina e il Pavese ha raggiunto livelli di estrema gravità. Molti canali irrigui risultano ormai asciutti e, secondo le stime di Confagricoltura Pavia, tra i due territori mancano almeno 100 metri cubi al secondo di portata, proprio in una delle fasi più delicate per la coltivazione del riso.
Le piante si trovano infatti tra la spigatura e la maturazione. Il caldo intenso di queste settimane, sommato a circa 60 giorni senza precipitazioni e al pesante stress idrico, rischia di compromettere l’intera produzione stagionale. Le superfici potenzialmente coinvolte sono almeno 45.000 ettari coltivati a riso nella provincia di Pavia, primo territorio risicolo d’Europa.
Le perdite potrebbero raggiungere il 50-60% dei raccolti, delineando uno scenario persino peggiore rispetto alla siccità del 2022. Il danno economico complessivo per il comparto risicolo pavese viene stimato in oltre 100 milioni di euro.
A rendere ancora più difficile la situazione sono i costi già sostenuti dalle aziende agricole per portare avanti la campagna. Rispetto allo scorso anno, il costo dell’acqua è aumentato del 10%, quello del gasolio del 40% e quello dei concimi del 35%. Il consumo di carburante è inoltre cresciuto di circa il 30% per l’attivazione di idrovore e sistemi di sollevamento straordinari, utilizzati nel tentativo di accelerare e garantire le operazioni irrigue.
Le condizioni climatiche estreme registrate tra giugno e luglio hanno anche ridotto l’efficacia delle concimazioni e dei trattamenti fitosanitari. Tutto questo avviene in un contesto di mercato già molto difficile, caratterizzato da quotazioni del risone sempre più basse. Anche in condizioni di piena produzione, molte imprese faticano ormai a coprire i costi; una perdita così consistente rischierebbe quindi di compromettere ampie porzioni del comparto provinciale.
Confagricoltura Pavia riconosce gli sforzi compiuti dal sistema consortile irriguo e dalle istituzioni lombarde, ma chiede l’immediata attivazione di tutte le procedure emergenziali necessarie.
«Occorre agire con ogni urgenza e in accordo con Piemonte, Valle d’Aosta e Svizzera», sottolinea la presidente Marta Sempio. Tra le misure richieste figurano deroghe urgenti e consistenti al Deflusso Ecologico e rilasci straordinari da parte del comparto idroelettrico piemontese, valdostano e svizzero, che non avrebbe ancora attivato interventi analoghi a quelli già messi in campo nell’area lombarda.
Accanto alle risposte immediate, è però indispensabile ripensare in profondità la gestione delle risorse idriche. Confagricoltura Pavia indica tra le priorità la sommersione invernale delle risaie, la ricarica delle falde e una nuova programmazione dei serbatoi idroelettrici, destinando almeno il 20% dei volumi disponibili nel mese di giugno alle attività di soccorso dell’area irrigua padana.
A soli quattro anni dall’emergenza del 2022, le imprese agricole pavesi si trovano nuovamente ad affrontare una crisi drammatica. L’accelerazione del cambiamento climatico impone un cambio immediato del modello gestionale, ma nell’immediato servono interventi urgenti per limitare i danni e sostenere un comparto strategico per l’economia e l’identità del territorio.
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