La campagna cerealicola 2026 lascia sul territorio pavese un quadro ancora complesso. Se grano e orzo, nelle situazioni produttivamente migliori, hanno consentito almeno di contenere le perdite, sul mais si stanno confermando le preoccupazioni emerse durante l’estate.
«La siccità e, in molte zone, l’insufficiente approvvigionamento irriguo hanno inciso sulla coltura», sottolinea Stefano Lamberti, presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Pavia. Il raccolto del mais si presenta infatti mediamente più basso rispetto agli anni scorsi, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo. Una criticità che si aggiunge a prezzi dei cereali ancora poco remunerativi e a costi di produzione elevati.
Conclusa la fase del raccolto, l’attenzione delle aziende si sposta ora sulla prossima campagna. Tra settembre e novembre entreranno nel vivo le semine delle colture autunno-vernine, a partire dal colza per arrivare poi a grano e orzo.
Ed è proprio dalle condizioni dei terreni che arriva un nuovo elemento di preoccupazione. In particolare in Oltrepò, la lunga assenza di precipitazioni ha lasciato suoli estremamente duri e compattati, mentre le poche piogge cadute sono state spesso troppo intense per migliorare davvero la lavorabilità dei terreni.
«Stiamo incontrando grandi difficoltà nella preparazione dei suoli – spiega Andrea Passerini, agricoltore e socio di Confagricoltura Pavia –. Lavorare in queste condizioni significa consumare molto più gasolio e sottoporre i macchinari a un’usura superiore, con un aumento importante dei costi per ricambi e manutenzione».
Il primo banco di prova sarà il colza, la cui semina avviene già nel mese di settembre. Senza precipitazioni significative nelle prossime settimane, alcune aziende potrebbero trovarsi nell’impossibilità di procedere. Un problema particolarmente rilevante per l’Oltrepò, dove questa coltura ha progressivamente trovato spazio nelle rotazioni e rappresenta anche una materia prima importante per la produzione di biodiesel e HVO.
Per grano e orzo ci sarà qualche settimana in più, con semine concentrate tra ottobre e novembre, ma il problema di fondo resta lo stesso: sementi costose, terreni difficili da lavorare e un impiego maggiore di carburante e mezzi.
La siccità rischia così di produrre effetti che vanno oltre il raccolto appena concluso, trasferendo parte delle proprie conseguenze direttamente sulla prossima annata agraria. Per le aziende cerealicole la sfida resta quindi duplice: mantenere la capacità produttiva e farlo in condizioni economiche sostenibili.
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