Il riso torna al centro del dibattito europeo. Confagricoltura ha espresso forte preoccupazione per l’orientamento emerso nel negoziato sulla revisione del regolamento UE relativo al sistema di preferenze generalizzato e alla sua applicazione al comparto risicolo.
In una lettera inviata ai ministri degli Affari Esteri, Antonio Tajani, e dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha ribadito la necessità di introdurre soglie più efficaci per l’attivazione della clausola di salvaguardia automatica, per proteggere la produzione europea e, in particolare, quella italiana, leader nel continente.
La proposta della presidenza danese della Commissione prevede l’introduzione di un dazio di 175 euro per tonnellata al superamento di una soglia di importazione calcolata sulla media degli ultimi anni, con un coefficiente di incremento compreso tra il 22% e il 55%. Una misura che, secondo Confagricoltura, sposterebbe la soglia di attivazione tra 600.000 e 800.000 tonnellate, di fatto rendendo la clausola inefficace e lasciando scoperti i produttori europei.
«Si tratta di livelli incompatibili con la capacità di assorbimento del mercato comunitario – spiega l’organizzazione – e che rischiano di aggravare una situazione già fragile per le imprese agricole».
L’associazione sostiene dunque la posizione di Copa-Cogeca, Ferm (la Federazione europea del riso) e AIRI (Associazione Industrie Risiere Italiane), che propongono una soglia massima di 200.000 tonnellate e l’applicazione automatica del dazio in caso di superamento del 5%. Confagricoltura chiede inoltre di respingere la clausola “de minimis”, che escluderebbe dall’attivazione della salvaguardia i Paesi meno sviluppati con esportazioni inferiori al 6% del totale UE, aprendo il rischio di triangolazioni e distorsioni di mercato.
“Il riso è una coltura identitaria per la nostra provincia e per l’intero Paese,” commenta Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia. “Serve una politica europea capace di garantire tutele reali e di valorizzare il lavoro delle imprese agricole. Le importazioni a basso costo e la mancanza di strumenti di difesa efficaci rischiano di compromettere un comparto che è patrimonio economico, culturale e paesaggistico. Difendere il riso significa difendere il territorio.”
In questo contesto Pavia è la prima provincia risicola d'Italia e d'Europa con oltre 83.000 ettari coltivati a riso su un totale nazionale di circa 235.000 ettari e una produzione di circa 1,5 milioni di tonnellate. L’Italia è il primo produttore europeo di riso, con un’autosufficienza stimata al 136%. Un comparto che, secondo Confagricoltura, deve essere sostenuto con regole chiare, strumenti di tutela efficaci e politiche di filiera capaci di mantenere equilibrio e competitività sui mercati internazionali.
“Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee – conclude Sempio – di farsi promotrici di una posizione condivisa con gli altri Stati membri produttori. La filiera risicola europea ha bisogno di una visione comune e di un impegno concreto per continuare a garantire eccellenza, sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile.”
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