Si è chiusa a Garlasco l’edizione 2026 dell’assemblea annuale di Confagricoltura Pavia, dedicata al tema “Pac e imprese, tra territorio ed Europa”. Un appuntamento che ha riportato al centro del confronto pubblico alcune delle questioni oggi più urgenti per il settore primario: il reddito delle imprese agricole, la competitività, la tenuta delle filiere, la pressione dei costi, la concorrenza internazionale e il rapporto sempre più stretto tra scelte europee e realtà produttive locali.
Ad aprire i lavori è stata la presidente Marta Sempio, che nella sua relazione ha restituito la fotografia di un’agricoltura pavese ancora forte nei numeri e nella rappresentatività, ma chiamata a misurarsi con una fase complessa. Confagricoltura Pavia rappresenta oggi oltre il 56% delle giornate delegate in provincia e il 40% della superficie agricola utilizzata provinciale, pari a 73.194 ettari complessivi. Nel 2025, inoltre, la superficie agricola condotta dalle aziende associate è cresciuta di 1.700 ettari, un dato che conferma il peso dell’organizzazione nel tessuto produttivo del territorio.
Nella sua analisi, Sempio ha messo in evidenza le difficoltà che attraversano trasversalmente l’agricoltura pavese. Al centro del ragionamento sono entrati la riforma della PAC, la crisi dei cereali, le tensioni che investono il comparto risicolo, le incognite che continuano a gravare sulla viticoltura oltrepadana, il nodo della difesa fitosanitaria, il consumo di suolo e il rapporto tra produzione agricola e transizione energetica.
Un passaggio importante è stato dedicato al riso, settore simbolo del territorio pavese e oggi alle prese con un forte squilibrio di mercato. Sempio ha richiamato il crollo dei prezzi e le conseguenze delle dinamiche internazionali, a partire dalla ripresa dell’export indiano e dall’ingresso di riso da Paesi come Cambogia e Myanmar. Sul fronte vitivinicolo, la presidente ha ricordato invece la ferita ancora aperta della peronospora, con 1.200 aziende colpite e oltre 20 milioni di euro di danni.
«La situazione dell’agricoltura pavese è difficile e non possiamo nascondercelo – ha dichiarato Sempio –. Abbiamo imprese strutturate, filiere di eccellenza e un territorio che continua a esprimere qualità, ma oggi servono scelte politiche nette. La PAC deve restare una politica economica per gli agricoltori e sostenere le imprese professionali e orientate al mercato. Servono reciprocità delle regole, strumenti veri per difendere le colture, tutela del reddito e attenzione concreta al suolo agricolo».
Dopo la relazione introduttiva, il confronto è entrato nel vivo con due interviste condotte da Giovanni Bedeschi, direttore de La Provincia Pavese: la prima a Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, la seconda a Serafino Carnia, vicepresidente della Provincia di Pavia, intervenuto in sostituzione del presidente Giovanni Palli.
Nel suo intervento, Centinaio ha insistito soprattutto su tre temi: la necessità che il territorio sappia raccontare e difendere le proprie eccellenze, il ruolo degli agricoltori come primi ambasciatori delle produzioni pavesi e l’esigenza di limitare l’agrivoltaico a forme realmente compatibili con la vocazione agricola del territorio. Un altro punto richiamato è stato quello della capacità di fare sistema, condizione ritenuta essenziale per rafforzare l’identità agricola pavese e la sua proiezione all’esterno.
Il cuore politico dell’incontro si è sviluppato poi nella tavola rotonda moderata dallo stesso Bedeschi, con la partecipazione di Marta Sempio, Cristina Tinelli, direttore rapporti istituzionali UE e internazionali di Confagricoltura, e degli europarlamentari Pierfrancesco Maran e Carlo Fidanza. Il dibattito ha toccato il futuro della politica agricola europea, il tema della competitività delle imprese, la reciprocità delle regole negli scambi internazionali e il ruolo strategico dell’agricoltura non solo come comparto economico, ma anche come presidio territoriale.
A chiudere i lavori è stato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, che ha riportato il confronto pavese dentro una cornice più ampia, europea e internazionale. Nel suo intervento ha sottolineato che il momento è difficile e non consente scorciatoie, ma proprio per questo richiede una presenza forte dell’agricoltura nei luoghi decisionali. Al centro del suo messaggio, la necessità di garantire un giusto reddito alle imprese, risorse adeguate e una PAC europea, equa e orientata alla competitività.
«Il momento è difficile e non esistono soluzioni facili – ha dichiarato Giansanti – ma proprio per questo l’agricoltura deve tornare al centro delle decisioni. Dobbiamo garantire un giusto reddito alle imprese, risorse adeguate e una PAC che resti europea, equa e orientata alla competitività. Servono regole uguali per tutti, perché non si può chiedere ai nostri agricoltori standard sempre più elevati e poi lasciarli competere con chi produce senza gli stessi vincoli».
Il messaggio finale dell’assemblea è stato netto: in una fase segnata da instabilità geopolitica, tensioni commerciali, costi crescenti e crescente pressione normativa, l’agricoltura chiede di tornare al centro delle scelte pubbliche. Non solo come settore economico da sostenere, ma come leva strategica per la sicurezza alimentare, la tenuta delle aree interne, la competitività dei territori e la coesione sociale.
Le Rotonde 2026 si sono chiuse così con una linea chiara: tenere insieme territorio ed Europa, reddito e innovazione, sostenibilità e competitività. Per Confagricoltura Pavia, il punto di partenza resta questo: riconoscere all’agricoltura il ruolo che le spetta e costruire strumenti capaci di accompagnare davvero le imprese in una fase che chiede visione, realismo e capacità di decisione.
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