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AREE INTERNE, L’AGRICOLTURA COME PRESIDIO: IL FUTURO PASSA DAI TERRITORI

Scritto da

Confagricoltura

Pubblicato il

29/05/2026

A due settimane da “L’Agricoltura, Il Futuro”, la tre giorni promossa da Confagricoltura con l’Università Bocconi, uno dei temi emersi con maggiore forza continua a riguardare da vicino anche la provincia di Pavia: il ruolo dell’agricoltura nelle aree interne. Il Tavolo 7, dedicato ad “Aree interne, rigenerazione territoriale e coesione”, ha indicato una direzione chiara: senza imprese agricole vive, radicate e competitive, molti territori rischiano di perdere non solo produzione, ma presidio, identità, cura del paesaggio e capacità di futuro.

Il riferimento nazionale è il PSNAI, il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, che porta la Strategia Nazionale Aree Interne oltre la fase sperimentale e la colloca dentro una politica strutturale. Spopolamento, carenza di servizi, difficoltà di accesso alle infrastrutture digitali, fragilità idrogeologica e distanza dai mercati non sono problemi episodici, ma questioni che richiedono strumenti stabili, risorse coerenti e una visione di lungo periodo.

Per la provincia di Pavia il tema è concreto. Dalla Lomellina all’Oltrepò collinare e montano, fino alle aree appenniniche e ai territori rurali più lontani dai principali poli di servizio, le aree interne non possono essere considerate margini da assistere, ma territori da valorizzare. Qui l’agricoltura resta il primo motore possibile: produce reddito, cura il paesaggio, mantiene vivi borghi e comunità, alimenta filiere locali, turismo rurale, agriturismo, qualità delle produzioni e nuove forme di multifunzionalità.

«La provincia di Pavia – sottolinea Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia – deve guardare alle aree interne come a una parte strategica del proprio futuro agricolo. Dove c’è un’azienda che investe, c’è manutenzione del territorio, prevenzione del dissesto, lavoro e possibilità di ricambio generazionale. Questo vale anche per il patrimonio edilizio rurale: cascine, fabbricati agricoli, stalle, fienili e strutture storiche raccontano l’identità produttiva dei nostri territori e possono diventare una leva di rigenerazione, accoglienza, multifunzionalità e turismo rurale. Ma questo ruolo va riconosciuto e sostenuto con strumenti adeguati: accesso al credito, infrastrutture, servizi, semplificazione, connessioni digitali e politiche capaci di valorizzare chi resta, produce e custodisce il territorio».

La Lomellina è uno degli ambiti in cui questa sfida assume un rilievo particolare. Il GAL Lomellina, incaricato da Regione Lombardia come soggetto aggregatore, ha lavorato insieme ai Comuni e alla Provincia per accompagnare la costruzione della strategia territoriale, partendo dai bisogni emersi localmente e dalle opportunità offerte dai fondi regionali ed europei. Dopo il passaggio del ruolo di capofila da Mortara alla Provincia, il percorso è entrato nella fase conclusiva di definizione delle progettualità.

«Il nostro compito – spiega Stefano Leva, presidente del GAL Lomellina – non è decidere al posto del territorio, ma aiutare Comuni, enti e comunità a trasformare bisogni e idee in progetti coerenti con le fonti di finanziamento. Sono emerse diverse proposte, molte legate alla formazione, alla scuola e alla possibilità di trattenere giovani e competenze. L’obiettivo è semplice ma decisivo: dimostrare che si può ancora vivere e lavorare in Lomellina, costruendo un’alternativa reale alla metropoli».

Il punto è contrastare un trend già in atto: non più solo pendolarismo, ma spopolamento. Formazione, identità territoriale, qualità della vita, opportunità culturali, sportive e aggregative diventano elementi centrali per immaginare una permanenza possibile e attrattiva. La fragilità, oggi, non è soltanto sociale o territoriale, ma anche istituzionale: i Comuni più piccoli faticano a sostenere da soli processi complessi e hanno bisogno di rete, competenze e capacità di progettazione.

In questo quadro l’agricoltura resta un pilastro, ma non può essere data per scontata. Mercati instabili, appesantimenti organizzativi e difficoltà di reddito rendono più fragile anche ciò che un tempo appariva una certezza. Per questo la rigenerazione delle aree interne passa dalla capacità di rafforzare le imprese agricole, sostenere filiere locali, recuperare il patrimonio rurale, investire in infrastrutture, capitale umano e semplificazione.

Il futuro delle aree interne pavesi non si costruisce con la nostalgia, ma con imprese, servizi, innovazione e comunità capaci di fare rete. L’agricoltura è il punto da cui ripartire: non un settore accessorio, ma il presidio economico, sociale e ambientale attorno al quale costruire nuove possibilità di sviluppo.

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