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ACQUA, RISO E AGRICOLTURA: LA SFIDA È GESTIRE LA RISORSA IDRICA TUTTO L’ANNO

Scritto da

Confagricoltura

Pubblicato il

26/06/2026

L’acqua è sempre più al centro del futuro dell’agricoltura pavese. Non solo come disponibilità immediata per la stagione irrigua, ma come risorsa da conoscere, monitorare e gestire lungo tutto l’arco dell’anno.

L’accelerazione del cambiamento climatico sta infatti manifestando i suoi impatti più intensi proprio sugli areali agricoli. Non si tratta soltanto delle temperature alte e anomale che si registrano ormai con continuità già nel mese di maggio, ma soprattutto di come stanno cambiando le precipitazioni e, in particolare, la neve.

«Se prima i mesi con le nevicate più intense erano quelli tardo-invernali, oggi assistiamo a fenomeni sempre più concentrati all’inizio della primavera – osserva Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia –. La neve tende a sciogliersi sempre prima, spesso con largo anticipo rispetto al momento di massima domanda irrigua».

In questo scenario, individuare nella mancata sommersione primaverile delle risaie l’unica causa delle difficoltà irrigue sarebbe una lettura parziale. La questione è più ampia e riguarda diversi fattori: l’uso tardivo della risorsa, la diversa dinamica di scioglimento della neve, il regime dei torrenti alpini, che assomiglia sempre più a quello dei corsi d’acqua appenninici, con brevi momenti di piena impetuosa seguiti da lunghe magre, e anche la produzione idroelettrica, sempre più condizionata dalle sovrapproduzioni fotovoltaiche ed eoliche.

Queste dinamiche incidono sulla costanza delle portate fluviali e rendono più complessa la gestione dell’acqua nei momenti in cui le aziende agricole ne hanno maggiore necessità. Se oggi viviamo una fase di preoccupante carenza, il calore che si sta accumulando nel mare rischia inoltre di innescare fenomeni di pioggia sempre più estremi, con effetti opposti ma ugualmente critici: siccità prolungate da un lato, precipitazioni violente dall’altro.

Da oltre cinque anni Confagricoltura Pavia analizza con cadenza quindicinale lo stato delle riserve idriche, partendo dalla neve, passando per laghi e bacini idroelettrici, fino ad arrivare alla falda freatica. Un lavoro unico in Italia, che permette di elaborare una scala di rischio su 15 punti, oggi superiore a quota 10, e di costruire modelli di previsione e gestione utili a mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

«Non possiamo più limitarci a inseguire l’emergenza – sottolinea Lasagna –. Serve un salto di qualità nella capacità di leggere i dati, prevedere gli scenari e mettere in campo strumenti condivisi di gestione della risorsa».

In questa direzione si inseriscono l’adesione a bandi GAL, la collaborazione con il Politecnico di Torino e il dialogo avviato con l’Università di Pavia per aumentare la conoscenza sulla gestione della falda freatica, anche attraverso incontri con il mondo agricolo.

La situazione attuale impone infatti un’azione coordinata da parte di tutti gli attori: istituzioni, consorzi e imprese agricole. In questo quadro, il concetto di water farming, cioè la coltivazione dell’acqua durante tutto l’anno, diventa una prospettiva su cui concentrare l’attenzione.

La falda freatica deve essere considerata come un vero polmone d’acqua, da alimentare anche durante l’inverno per avere disponibilità nei mesi di maggio e giugno. Senza questa capacità di accumulo, il rischio è quello di compromettere non solo la coltivazione risicola, ma l’intero equilibrio idraulico della valle del Po.

Difendere la risicoltura in provincia di Pavia significa quindi difendere l’acqua e, con essa, l’agricoltura dell’intera pianura padana. La sommersione e la gestione delle risaie svolgono un ruolo fondamentale nell’alimentazione della falda freatica, che contribuisce poi a sostenere il Po tra la confluenza della Dora Baltea e il ponte della Becca.

«Questo servizio ambientale deve essere riconosciuto agli agricoltori anche dal punto di vista economico – conclude Lasagna –. La risicoltura non è soltanto parte della nostra storia, ma un elemento essenziale per il futuro di tutta la pianura padana».

Se vogliamo che il Po resti il grande fiume raccontato da Guareschi, Bacchelli e Brera, occorre ripartire da qui.

Salvare il riso per salvare l’acqua. Distribuire acqua per salvare il riso.

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