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Marta Sempio: “Sul Mercosur il riso rischia di pagare il prezzo più alto”

20/01/2026

Presidente Sempio, Confagricoltura ha espresso forte preoccupazione sull’accordo UE–Mercosur. Qual è il punto, visto da Pavia?

Il punto è semplice: se apriamo il mercato senza regole equivalenti per tutti, scarichiamo sui nostri agricoltori la parte più pesante del costo economico e competitivo. In provincia di Pavia questo rischio ha un nome preciso: riso. È la filiera più esposta, quella che può essere colpita più duramente da importazioni a prezzi più bassi, prodotte con standard e vincoli che non sempre coincidono con quelli europei.

Perché dice che sarà proprio il riso il prodotto più danneggiato?

Perché il riso è una coltura in cui contano i volumi, il prezzo e la capacità di reggere la concorrenza internazionale. Se entra prodotto che costa meno, il rischio è di comprimere i margini lungo tutta la filiera, dal campo alla lavorazione. E qui parliamo di un territorio dove il riso non è una coltura “tra le altre”: è economia, paesaggio, occupazione, identità. Reciprocità significa che chi vuole vendere nel mercato europeo deve rispettare regole comparabili a quelle che valgono per i nostri produttori: tracciabilità, sostenibilità, sicurezza, limiti su sostanze e pratiche ammesse. Non è protezionismo: è tutela del consumatore e del lavoro agricolo. Se le regole non sono equivalenti, la competizione non è leale.

C’è chi sostiene che l’accordo possa favorire l’export. È un argomento che la convince?

L’export è importante, ma non può essere usato come giustificazione per mettere in difficoltà alcune filiere strategiche. L’agricoltura europea non può essere la variabile di aggiustamento del libero scambio. Soprattutto quando parliamo di produzioni che hanno già costi alti legati a clima, energia, burocrazia e standard ambientali più stringenti.

Quali garanzie chiedete, prima di qualunque passaggio in avanti?

Chiediamo regole chiare e verificabili, controlli efficaci alle frontiere, tracciabilità reale, e clausole di salvaguardia attivabili senza ambiguità quando un settore entra in sofferenza. E chiediamo che la sostenibilità non diventi uno slogan: deve essere misurata e applicata anche a chi esporta verso l’Europa.

Cosa rischiano le aziende risicole del territorio se non ci saranno correttivi?

Rischiano una pressione sui prezzi che può trasformarsi in riduzione dei redditi, rinuncia agli investimenti, indebolimento della capacità di innovare. E quando una filiera perde marginalità, perde anche attrattività per i giovani e per il ricambio imprenditoriale. È un danno economico e strutturale.

Qual è la richiesta politica di Confagricoltura Pavia alle istituzioni?

Chiediamo di portare questa voce ai tavoli nazionali ed europei con chiarezza: il riso va protetto con strumenti concreti, non con dichiarazioni. Servono valutazioni d’impatto serie, misure di salvaguardia efficaci e un presidio costante sui controlli. Il territorio pavese non può permettersi leggerezze.

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