News e Comunicati

Peste suina africana: restrizioni in calo, ma resta il nodo ristori

26/01/2026

Intervista a Rudy Milani, presidente nazionale dei suinicoltori di Confagricoltura

«Il contenimento del cinghiale sta dando risultati: ora si vede»
Cosa significa l’allentamento deciso da Bruxelles per il settore lo scorso autunno?
«È un segnale concreto: il lavoro fatto in questi mesi da Regione Lombardia insieme alla struttura commissariale sul fronte del contenimento del cinghiale e della ricerca delle carcasse ha avuto un impatto reale. Parliamo di un lavoro grande, i risultati oggi si vedono e si apprezzano sul territorio.»
Su quali azioni si sono concentrati gli interventi più efficaci?
«Due leve principali: il contenimento della specie cinghiale e la pulizia del territorio attraverso la ricerca delle carcasse, per ridurre la circolazione del virus. È una attività capillare, che richiede organizzazione e continuità.»

«In primavera 2026 una parte importante del Pavese può tornare libera»
Qual è la prospettiva per i prossimi mesi, guardando alla provincia di Pavia?
«Se continuiamo così, possiamo ragionevolmente pensare che in primavera 2026 un’ampia zona della provincia di Pavia possa tornare libera dalle restrizioni PSA. E che si possa “liberare” una parte importante degli allevamenti ancora condizionati dai vincoli.»
Questo cosa cambia, in pratica, per le aziende?
«Cambia la possibilità di tornare gradualmente a lavorare con meno limitazioni nella movimentazione e, per una filiera come la suinicoltura, conta anche il tema della proiezione commerciale: poter riprendere spazi di mercato è determinante, anche se non tutte le aziende escono nello stesso momento dalle zone di restrizione.»

«Bene sul sanitario, ma i ristori sono fermi: così non reggiamo»
Accanto ai progressi sanitari, Confagricoltura insiste sul tema economico. Perché?
«Perché oggi sul fronte dei risarcimenti c’è un blocco che pesa. Gli allevatori non hanno ancora ricevuto i saldi dei danni fino al 31 ottobre 2024 e mancano ancora tutti i danni da novembre 2024 a oggi. È una condizione che poniamo sul tavolo con forza: non si può chiedere a un’azienda di lavorare in perdita per più di un anno senza un ristoro.»
Che cosa state chiedendo, concretamente?
«Chiediamo tempi certi e liquidazioni che arrivino davvero alle aziende. Se il sistema decide – giustamente – di procedere con misure stringenti per contenere la PSA, allora deve anche pagare i danni che quelle misure producono. I danni ci sono, li abbiamo documentati, abbiamo aspettato: ora le cose vanno sistemate.»

«Lo diciamo dal 2015: contenere i cinghiali prima che sia tardi»
Lei richiama spesso anche un tema di prevenzione “mancata”.
«Sì, perché Confagricoltura ha iniziato nel 2015 a dire con chiarezza che andava contenuta la specie cinghiale: la peste era alle porte. Abbiamo dovuto aspettare il 2023 per vedere un cambio di passo. Va bene agire, ma agire tardi significa pagare un prezzo più alto: e quel prezzo, oggi, ricade sulle aziende.»

Immagine

Condividi